A Latiano la tappa regionale del torneo di Wheelchair tennis, ovvero il tennis in carrozzina

E’ stata una giornata all’insegna dello sport che unisce e va oltre la disabilità quella vissuta sui campi in terra rossa del Circolo Tennis latianese

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Si è svolta sabato scorso sui campi in terra rossa del Circolo Tennis Latiano la tappa regionale del torneo di Wheelchair tennis, ovvero il tennis in carrozzina.

Una gara, sì, ma soprattutto un modo per unire la pratica di una sana attività sportiva strizzando l’occhio all’inclusione delle persone diversamente abili, vere protagoniste dell’evento. Carrozzine in moto e racchette in movimento, quindi, perché lo sport unisce, va oltre la disabilità, che non è un limite ma uno stimolo in più.

Lo sport deve essere inclusivo, in modo che possa creare momenti di aggregazione e coesione sociale: è stato questo il messaggio che ha voluto lanciare la manifestazione organizzata dal Circolo Tennis del piccolo centro brindisino con il patrocinio del Comune di Latiano.

Si puntiamo quindi fortemente su iniziative che rendano lo sport una realtà sociale viva e attiva e parte di una comunità educante. Questo è quanto di più bello lo sport ha da offrire.

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E’ stata una tappa particolarmente avvincente e, al tempo stesso, coinvolgente. I complimenti sono da fare agli atleti (arrivati da tutta la Puglia) che hanno giocato egregiamente nonostante le non ideali condizioni climatiche. I giocatori in campo hanno fatto divertire le persone intervenute e fatto vedere del bel tennis.

Gli organizzatori, da parte loro, hanno cercato di dare loro qualche servizio in più e alla fine possono ritenersi davvero contenti dei feedback ricevuti dai giocatori stessi.

LA STORIA DEL WHWLCHAIR TENNIS

Per raccontare la storia del movimento tennistico in carrozzina italiano occorre partire dalla California e da un giovane sciatore di free style che risponde al nome di Brad Parks. Sembra un paradosso che proprio uno sciatore per giunta nello “stato del sole e del surf” abbia gettato le basi di quello che oggi è un movimento planetario e che nulla ha in comune con neve e montagne.
In un lasso di tempo relativamente piccolo perciò il tennis in carrozzina è riuscito a coinvolgere migliaia di atleti a tutte le latitudini e tale crescita ad oggi non conosce alcuna sosta.

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In Italia il tennis in carrozzina è approdato all’incirca nel 1987, quando un gruppo di ragazzi paraplegici toscani che praticavano il tennis tavolo (Enrico Rindi, Massimo Porciani, Alessio Focardi e Silvano Biagi), conobbero Giovanni Cantaffa, un calabrese emigrato in Svizzera. Un giorno, dopo una seduta di allenamento sul tavolo di legno verde, il Cantaffa portò i quattro amici con sé su un campo da tennis vero e proprio.
Inizialmente increduli sulla reale possibilità di giocare a tennis, i ragazzi toscani rimasero tanto colpiti da quell’esperienza da decidere che una volta tornati in Italia ci avrebbero provato anche loro.

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La nuova attività si diffuse con grande rapidità nel nostro Paese e oggi il tennis in carrozzina conta almeno 170 giocatori agonisti, di cui più di un quarto frequenta assiduamente il circuito internazionale con buoni risultati, e altrettanti non agonistici. Oltre che per la qualità e l’elevato numero di atleti, l’Italia si distingue nell’organizzazione di eventi mondiali. Ogni anno ospita infatti dodici tornei internazionali (alcuni dei quali tra i più importanti al mondo) un circuito di tornei nazionali con 11 tappe e master finale, il circuito Kinder + sport junior wheelchair ed una lunga lista di stage, raduni territoriali, esibizioni e quant’altro.

Il tennis in carrozzina è uno degli sport in più sensibile espansione e sui quali la Federazione Italiana Tennis e Padel investe molto, sia per la spettacolarità del gioco che per il crescente numero di praticanti.

Quindi non si può che prendere atto dell’importanza che il movimento sta acquisendo su tutto il territorio nazionale.

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