Chirurgia, il modello Camberlingo riportato su importante rivista scientifica

Il modello organizzativo dell'Unità operativa di Chirurgia generale di Francavilla Fontana adottato durante la pandemia è l'oggetto dell'articolo principale di un’importante rivista scientifica

Equipe Chirurgia Francavilla

Il modello organizzativo dell’Unità operativa di Chirurgia generale di Francavilla Fontana adottato durante la pandemia è l’oggetto dell’articolo principale di un’importante rivista scientifica.

Nel “leading article” degli Annali Italiani di Chirurgia viene esaminata l’attività chirurgica francavillese tra febbraio 2020 e febbraio 2021: il Camberlingo era stato designato centro “Covid-19 free”, ma nonostante le restrizioni all’attività elettiva sono stati eseguiti 800 interventi su pazienti negativi al Covid, senza mai avere un focolaio di infezione tra utenti o personale.Il 40% di questi interventi è stato eseguito in regime d’urgenza; il 60% è stato rappresentato da casi di chirurgia maggiore.

“Questo”, spiega Giovanni Bellanova, direttore dell’Unità operativa di Chirurgia generale, “è il coronamento del lavoro di un’équipe giovane ormai stanziale, quasi al completo nonostante la carenza nazionale di medici, motivata a elevare la qualità delle prestazioni per Francavilla Fontana e la provincia di Brindisi ma anche per la provincia di Taranto”.

In particolare, tra gli interventi spiccano le asportazioni di tre grossi sarcomi eseguite al Camberlingo nella primavera del 2020. Due erano sarcomi retroperitoneali, di cui uno di circa 80 centimetri di diametro massimo per 15 chilogrammi di peso. Il terzo sarcoma di circa 25 centimetri di diametro ha richiesto l’asportazione di due costole e la ricostruzione della parete toracica e del diaframma, impiegando alta tecnologia e materiali protesici biosintetici di ultima generazione di cui la struttura è dotata, grazie alla collaborazione della direzione medica e amministrativa del presidio.

“La scelta di trattare questi casi in un centro spoke – aggiunge Bellanova – è stata obbligata sia dai sintomi da compressione lamentati dai pazienti che dal fatto che in piena pandemia non era semplice spostarsi nei centri di riferimento”.

Dopo l’intervento i pazienti sono stati seguiti nelle stanze di alta intensità del reparto di Chirurgia generale; alla dimissione, sono stati affidati all’Oncologia medica per le cure e il follow-up e, dopo tre anni, stanno bene e sono liberi dalla malattia.

“Tali patologie”, prosegue Bellanova, “richiedono un trattamento tempestivo e radicale, ossia l’asportazione completa della massa neoplastica. In un ospedale spoke come il nostro, ancora senza Rianimazione, data l’impossibilità di spostamento verso gli Hub allora occupati a gestire i pazienti Covid, per l’esecuzione di questi interventi è stato necessario un importante lavoro organizzativo e di squadra che ha visto impegnati, con altissima professionalità, competenza e dedizione, medici e infermieri della Chirurgia generale, dell’Oncologia clinica e dell’Anestesia e rianimazione”.

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