Nei giorni scorsi le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Taranto, nell’ambito dell’attività di controllo economico del territorio, hanno individuato nei comuni di Taranto, Massafra, Martina Franca, Castellaneta, Ginosa, Crispiano, Grottaglie, Manduria, Lizzano, Sava e Maruggio 25 lavoratori “in nero” e stanno svolgendo specifici approfondimenti finalizzati a verificare la regolarità dell’assunzione di ulteriori 87 lavoratori.

Le violazioni riscontrate hanno interessato attività commerciali di diverso tipo, tra cui agriturismi, aziende agricole e imprese edili.

Tra i lavoratori “in nero” scoperti, figurano 5 soggetti risultati componenti di nuclei familiari percettori del reddito di cittadinanza. Tali contesti sono stati immediatamente segnalati ai competenti uffici dell’INPS per l’adozione dei provvedimenti di competenza.

Sono stati inoltre verbalizzati 21 datori di lavoro per l’utilizzo di manodopera in nero e/o irregolare.

Le violazioni accertate dai Finanzieri comprendono spesso la mancata comunicazione, da parte del datore di lavoro, dell’instaurazione del rapporto d’impiego con una sanzione amministrativa che, nel minimo, è pari a 1.800,00 euro per ciascun lavoratore in nero.

Nei casi più gravi, si procede anche alla sospensione dell’attività imprenditoriale, con provvedimento da adottare da parte dell’Ispettorato territoriale del lavoro competente, quando il numero dei lavoratori non regolarmente assunti supera il 10 per cento dei presenti. In tali circostanze è irrogata al datore di lavoro una sanzione pecuniaria aggiuntiva che nel minimo è pari a 2.500,00 euro.

Alle irregolarità in materia di lavoro si affiancano quasi sempre ulteriori violazioni di carattere fiscale. Infatti, la mancata formalizzazione dei contratti di lavoro è indicativa di una gestione imprenditoriale non trasparente, dove al pagamento in nero dei dipendenti corrisponde quasi sempre il conseguimento di ricavi non dichiarati.

Pertanto il lavoro nero resta una piaga per l’intero sistema economico perché sottrae risorse all’erario, mina gli interessi dei lavoratori, spesso sfruttati, e consente una competizione sleale con le imprese oneste.

 

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