Il Vaticano, il protocollo e noi in visita al Papa…

La Chiesa cattolica è la più antica istituzione del mondo ed è di questi giorni la pubblicazione di un libro che ne ripercorre il protocollo fra termini quali “bolla” e “baciamano” e “gentiluomini di Sua Santità” che hanno precisi significati.

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Chi ha il numero del telefonino del nostro sindaco ricorderà che per molti giorni nel suo status di whatsapp c’era una foto che lo ritraeva con papa Francesco. Una visita al Papa è cosa che ti cambia la vita ed assieme al sindaco altri mesagnesi hanno vissuto momenti simili (controllate pure lo stato di whatsapp).

Non è cosa di questi giorni soltanto l’attenzione alle manifestazioni esterne del mondo cattolico e della Santa Sede in particolare. La Chiesa cattolica è la più antica istituzione del mondo ed è di questi giorni la pubblicazione di un libro che ne ripercorre il protocollo fra termini quali “bolla” e “baciamano” e “gentiluomini di Sua Santità” che hanno precisi significati. E poi chi ha letto il volume in anteprima ha chiesto ai suoi lettori: quali corridoi attraversa un Capo di Stato che si reca in visita dal Papa?

Insomma, il linguaggio pontificio, linguaggio tra i più antichi al mondo, aveva bisogno di una riflessione e di una conseguente divulgazione. Storia, significati e protocollo sono adesso parte fondante dei «Linguaggi pontifici», volume scritto da Andrea Gagliarducci con monsignor Stefano Sanchirico, per Editoriale Romani.

«Quando si parla di protocollo o di cerimoniale occorre tenere presente che nel caso vaticano ci troviamo di fronte ad un “unicum», sottolinea nella prefazione Matteo Cantori, docente dei Rapporti tra Stato e Chiesa presso l’Università “Niccolò Cusano” di Roma. «Andare dal Papa – si sottolinea come esempio nella stessa prefazione – non significa solo recarsi in pellegrinaggio, in una determinata circostanza, dal Vicario di Cristo, ma tutto assume contorni e significati diversi di chi va, come ci va, e, nello specifico, in quale veste visita il Pontefice».

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Un viaggio dunque nei rituali e negli strumenti di governo del Vaticano che hanno una storia millenaria e sempre un preciso significato. Anche se molte cose sono cambiate, e soprattutto sono state sfrondate, già a partire dal pontificato di Paolo VI.

Guardiamo per esempio alle visite al Papa. La più complessa è la «visita di Stato», ormai sempre più in disuso proprio per la complessità dei dettagli del cerimoniale, tanto più in questo pontificato, nel quale Papa Francesco tende a snellire e rendere più diretti i rapporti. C’è poi la «visita solenne» ma con dettagli differenti a seconda che l’incontro del Papa sia con un monarca o con un Capo di Stato. «Curioso infine anche il cambiamento, per ragioni anche solamente pratiche, di alcuni particolari delle cerimonie – si spiega -. Se oggi i Capi di Stato possono raggiungere con un ascensore la Biblioteca del Papa, dove normalmente si svolgono gli incontri, lo devono alla Regina Fabiola del Belgio, alla quale fu risparmiata la Scala Papale perché era incinta».

«C’è uno stile diplomatico, un modo preciso di confezionare la corrispondenza e i documenti della Santa Sede. Ed è fondamentale conoscerlo, per comprendere il senso di ciò che viene fatto e di come viene fatto», spiega Gagliarducci, vaticanista del gruppo Ewtn. E giù un altro esempio, importante, perché ha riguardato l’Italia. E proprio a proposito dello stile diplomatico si ricorda e si spiega anche perché «quella nota del segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher, sul ddl Zan, fatta arrivare all’ambasciata italiana presso la Santa Sede, non fosse firmata. Nessun mistero – si conclude -, solo il rispetto del protocollo per quel tipo di documento e quella situazione». (sea)

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