La UIL FPL di Brindisi torna a denunciare la situazione organizzativo-gestionale dell’Asl di Brindisi

L’organizzazione sindacale torna a far sentire la sua voce e chiama in causa l’Assessore regionale alla salute, Rocco Palese

Ospedale Perrino

“Non ci stancheremo, ne fermeremo. Da mesi segnaliamo una costante involuzione della situazione organizzativo-gestionale dell’Asl di Brindisi che ha comportato uno stato di agitazione caduto nella più totale indifferenza della stessa Azienda e delle istituzioni, come se avessimo a che fare con una “società fallita” i cui manager sono irreperibili, o peggio abbiano avuto disposizioni chiare per assumere tali atteggiamenti, che ricordiamo essere anti sindacali”.

La UIL FPL di Brindisi, con il suo segretario generale Gianluca Facecchia, torna a richiedere in maniera accorata un tavolo urgente con i vertici regionali per affrontare la situazione grave della sanità Brindisina, perché ormai siamo allo sbando più totale. Lo aveva già fatto in passato, ora lo ribadisce a chiare lettere.

“Osserviamo che la sanità Brindisina ormai è un centro sperimentale e dimostrativo di come smantellare la sanità pubblica, spostando su altro i bisogni dell’utenza.  Brindisi può essere definito ormai un caso nazionale. Ci ritroviamo come sindacato ad affrontare una situazione di precarietà e di povertà sia manageriale che economica. Leggiamo di proposte, da parte dell’Assessorato pugliese alla sanità, molto preoccupanti che lasciano intravedere orizzonti sempre più nefasti per una sanità martoriata da anni dall’abbandono istituzionale e amministrativo. Aprire “sportelli” per rendersi attrattivi quando poi si utilizzano contratti per medici con partita iva, borse di studio o co.co.co risulta ridicolo ancora oggi nel 2023. Tutto questo, è l’emblema di una gestione fallimentare che dimostra un’antitesi di idee che precludono qualsiasi obiettiva ripresa, in un sistema perverso tra politica e un’ultima direzione generale “fantasma”, che contestiamo duramente da mesi”.

C’è poi la questione contratti, che per la UIL FPL sono oramai diventati un optional.

“Ferie, straordinari, permessi retribuiti”, sottolinea a riguardo l’organizzazione sindacale, “non sono più fruibili dal personale di comparto, costretto a svolgere i turni ormai sfiancati da carenze croniche di personale, nell’ abbandono più totale in situazioni di incertezza e insicurezza, visto soprattutto l’aumento esponenziale di violenza che si registra contro gli essi. Inadempienze contrattuali divenute la normalità, di cui non riusciamo più a quantificare le richieste quotidiane che ci giungono con la richiesta di intervenire. Dal personale ospedaliero a quello territoriale, passando dai servizi psichiatrici e penitenziari a quelli per l’emergenza urgenza, carenti di medici e infermieri, ormai è tutto un dramma”.

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Senza tralasciare la questione che riguarda le liste d’attesa, altra nota dolente (è dir poco) della sanità.

“Gli slogan e i proclami politici non hanno più un senso e risultano ridicoli e inconcludenti perché fini a sè stessi.

Abbiamo un management aziendale che esistere solo per discutere, infatti lo stesso non può decidere nulla grazie alle varie disposizioni date dal PATRON (PALESE), e viene utilizzato solo per il disbrigo di pratiche burocratiche. Ad oggi non abbiamo avviato nessun incontro per procedere alla contrattazione integrativa dopo quasi un anno come previsto da C.C.N.L, non vi è stato nessun confronto con la commissione paritetica, insomma ad oggi nessuna notizia o risposta è arrivata dalle varie denunce fatte da questa organizzazione. Le strutture sono ormai prive di qualsiasi manutenzione sia ordinaria che straordinaria, ambulatori chiusi per pericoli e crolli, in alcune postazioni 118, sono privi dei requisiti dei requisiti previsti dal D.lgs 81/08 (inerente la sicurezza e la salute negli ambienti di lavoro, ndc), il personale è costretto a prestare il proprio servizio durante ‘attesa tra una chiamata e l’altra aspettando seduti sulle panchine esterne, per quale motivo?

“La motivazione è semplice”, conclude la nota, “all’interno delle aree assegnate al personale non esiste un condizionatore capirà bene assessore, che di estate con 40 gradi non è il massimo, senza aggiungere che gli ambienti sono piccoli ed angusti”.

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