Lo studio di “Mesagne Bene Comune”: drammatico il quadro delle condizioni di lavoro nella ristorazione

La campagna ha previsto principalmente la diffusione di un questionario composto da 16 domande, pubblicato sui canali social dell’organizzazione e tramite i giornali locali. In seguito, Mesagne Bene Comune ha scelto di intraprendere, oltre alla pubblicazione sui social e sui giornali, anche una campagna di “guerrilla stickering”, attaccando in città centinaia di adesivi riportanti il QR code relativo al questionario

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Io non sfrutto”, è il nome della campagna di sensibilizzazione con cui nelle prime settimane di aprile 2023 l’organizzazione Mesagne Bene Comune ha dato il via ad una serie di iniziative contro lo sfruttamento dei lavoratori nella ristorazione a Mesagne.

Destinatari della campagna sono stati, in questa prima fase, le attività imprenditoriali mesagnesi, invitate a partecipare ad un incontro nel quale si poteva ritirare un adesivo da esporre all’esterno dei propri locali con la dicitura “Io non sfrutto -questa attività rispetta i lavoratori”.

L’idea è quella di iniziare a sollevare la questione relativa alle condizioni di lavoro nella ristorazione a Mesagne, creando una sorta di alleanza con le attività che si sarebbero volute distinguere da quelle che non garantiscono ai propri dipendenti un trattamento dignitoso. Questo primo invito non ha raccolto alcuna adesione da parte delle attività imprenditoriali nonostante la pubblicazione di comunicati stampa da buona parte delle testate giornalistiche locali.

A luglio, a distanza di pochi mesi dall’invito rivolto agli imprenditori ad apporre davanti alle proprie attività il marchio “io non sfrutto” andato di fatto deserto, “Mesagne Bene Comune” ha lancia quindi la campagna “Cercasi schiavo”, che ha previsto principalmente la diffusione di un questionario composto da 16 domande.

“Nonostante gli adesivi siano stati quasi completamente rimossi dalla maggior parte degli spazi in cui erano presenti (MBC ha avviato una campagna di “guerrilla stickering”, attaccando in città centinaia di adesivi riportanti il QR code relativo al questionario, ndc), e ricevendo anche una multa per affissione non autorizzata, Mesagne Bene Comune ha raccolto attraverso il questionario un campione di 80 rispondenti in un arco di tempo che ha coperto buona parte della stagione estiva. La garanzia dell’anonimato, di fatto, ha creato le condizioni per i partecipanti di raccontare le proprie storie, all’interno delle quali si ritrovano alcune volte anche i nomi delle imprese coinvolte, nonchè veri e propri episodi di sopraffazione, in cui i diritti e la dignità dei lavoratori sembrano essere un miraggio”.

“Quella che era la sensazione di Mesagne Bene Comune, ovvero che tra le attività di ristorazione della città esista un accordo tacito, un modus operandi convenzionalmente accettato, che porta ad una condizione diffusa di sfruttamento lavorativo, che i contratti di lavoro riportino spesso 1/4 delle ore effettivamente svolte durante la settimana, che congedi, permessi, e in generale i diritti che la legge riconosce ai lavoratori siano in molti casi una chimera, la stessa sensazione che ha spinto l’associazione ad intraprendere la campagna contro lo sfruttamento sul lavoro, sembra trovare ampio riscontro nei risultati del questionario. Consapevoli anche che i fenomeni di sfruttamento lavorativo non siano circoscrivibili alla sola città di Mesagne, e che siano il sottoprodotto di un più vasto sistema economico, di portata globale, che si basa, a diverse scale, in buona parte su rapporti di potere diseguale, chiediamo che si pongano in essere delle azioni concrete affinché il racconto della legalità continui, a ragion veduta, ad essere scritto”.

IL QUESTIONARIO

Il questionario consta di 16 domande delle quali 15 sono a risposta chiusa ed una, quella che permette di raccontare la propria storia, aperta. Quattro delle domande poste sono volte a rilevare dati demografici (età, nazionalità, genere e istruzione) e, benché siano state intese come compilabili facoltativamente, questa tipologia di domande è stata compilata dalla quasi totalità dei rispondenti, ovvero 80 su 82, permettendo di arricchire l’analisi.

La rilevazione, benchè ancora possibile, si è svolta in questa prima fase dal 29 giugno 2023 al 18 ottobre 2023 ma si evidenzia come la maggior parte delle risposte, ovvero 74 su 82, siano giunte nell’arco del primo mese, ovvero nel vivo della stagione estiva, durante la quale gli esercizi pubblici che ingaggiano i lavoratori rispondenti registrano il massimo della propria produttività.

I RISULTATI                                                                                                           
Dalle esplorazioni condotte, seppur ci troviamo distanti dai numeri di località turistiche storicamente consolidate con la Valle d’Itria o la Penisola Salentina, proprio grazie alla loro vicinanza, anche la città di Mesagne ha conosciuto negli ultimi anni una crescita di alcune delle principali attività turistiche (anzitutto nell’ambito della ristorazione e dell’hospitality)
• Il questionario rivolto ad indagare le condizioni di lavoro nel settore turistico nella città di Mesagne ha riscosso molta attenzione, come testimoniato dagli 82 rispondenti.
• Il campione risulta composto in maggioranza da uomini (56%), e da giovani con età inferiore ai 24 anni (34%) che svolgono questo lavoro continuativamente.
• È però da segnalare la presenza di lavoratori di tutte le età, inclusi over 40 (23%), per la maggior parte continui. Diminuisce invece la partecipazione delle donne in età di maternità (particolarmente nella fascia di età 25-39).
• Dichiara di lavorare a nero soltanto il 20% dei rispondenti (per la maggioranza di genere femminile), tuttavia la maggior parte sembra collocarsi nell’ambito del cosiddetto “lavoro grigio”, ossia con un contratto che viene rispettato soltanto in parte.
• Ciò nonostante la maggior parte dei rispondenti (64%) dichiara di svolgere il proprio lavoro in maniera continuativa e non esclusivamente stagionale.
• Appare invece drammatico il dato delle retribuzioni, con la maggior parte (84%) dei lavoratori che dichiara di ricevere una paga inferiore alle 6 euro l’ora, mentre il 31% dichiara di ricevere meno di 3 euro l’ora.
• Ancora una volta, le retribuzioni inferiori sono maggiori per le donne rispetto agli uomini, così come colpiscono in misura maggiore gli under 25 e gli over 50.
• Il lavoro povero colpisce in misura maggiore coloro che lavorano in nero o in grigio, piuttosto che coloro che godono di un’occupazione regolata e rispettosa dei vincoli contrattuali e normativi.
• Altrettanto drammatico è lo scenario dei tempi di lavoro, con il 60% dei rispondenti che dichiara di lavorare abitualmente più di 8 ore al giorno. È inoltre significativo notare come più si lavora e meno si guadagna, con la retribuzione che tende a diminuire all’aumento delle ore di lavoro.
• Tra gli stagionali, inoltre, è frequente che non venga concesso il giorno di riposo, con orari di lavoro che si svolgono quindi 7 giorni su 7.
• I lavoratori nel turismo di Mesagne si sentono soli. Dichiarano infatti per la maggior parte di non avere supporto nè dall’amministrazione comunale, vicina agli interessi dei ristoratori (77%), nè dai sindacati (58%), mentre i controlli dell’ispettorato del lavoro sono poco frequenti (61%) e, in molti casi, anche poco efficaci (21%).
• Le testimonianze raccolte dai lavoratori, oltre a confermare molti degli aspetti trovati nel questionario (paghe ridotte, orari massacranti, scarsa tutela legale) accedono la luce su una molteplicità di problematiche. Dalla difficoltà di vedere riconosciuti diritti basilari, come quelli a una tutela infortunistica, all’esclusione dalla protezione sociale, ad esempio in caso di perdita di lavoro, fino a fenomeni di moltesie, mobbing e ricatti che, tra le altre cose, scoraggiano la possibilità per i lavoratori di denunciare alle autorità o al sindacato le reali condizioni di lavoro.
CONCLUSIONI                                                                                                     
L’indagine “Cercasi Schiavo” sul lavoro turistico di Mesagne, promossa dall’associazione Mesagne Bene Comune, ha messo in evidenza le criticità che lo sviluppo turistico comunque comporta per i lavoratori coinvolti nel settore.

“Nonostante la città di Mesagne sia ancora distante dalle “performance” di località turistiche maggiormente consolidate, come ad esempio la Valle d’Itria o la penisola Salentina, proprio grazie a questa vicinanza – oltre che a una ripresa dei flussi turistici post pandemia – beneficia anch’essa di una crescita delle attività alberghiere e di ristorazione. Eppure, tale crescita sembra incontrare delle difficoltà nella redistribuzione della ricchezza sul territorio, particolarmente per quanto riguarda le condizioni di lavoro che, anche nella città di Mesagne, mostra i tratti di un lavoro povero, spesso soggetto a turni massacranti, ma che soprattutto si svolge in larga parte fuori dai perimetri posti dai vincoli normativi e contrattuali”, sono le conclusioni a cui giunge l’indagine.

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“Appare invece drammatico il quadro delle condizioni di lavoro. La maggior parte dei lavoratori dichiara di percepire uno stipendio di gran lunga inferiore a quanto attualmente previsto a livello contrattuale e normativa, con l’84% dei ripondenti che dichiara di ricevere una paga inferiore ai 6 euro l’ora e ben il 31% che non raggiunge neanche i 3 euro l’ora. Forse ancora più allarmante è poi la tendenza a vedere diminuito il compenso orario all’aumentare delle ore di lavoro. A differenza di quanto previsto dai vincoli normativi, chi più lavora, meno guadagna, fino al punto di giungere a orari di lavoro massacranti, la norma è infatti quella di lavorare più di 8 ore al giorno fino a casi che superano addirittura le 13 ore giornaliere, e a stipendi poverissimi. Una possibile strada da perseguire in questo senso è quella già intrapresa da alcune grandi città che hanno ultimamente sperimentato pratiche volte a scoraggiare comportamenti illeciti e a promuovere, invece, quelli virtuosi. Ad esempio, è questo il caso di Bologna, dove già dal 2018 è stato inserito nel regolamento dei dehors la possibilità di ritirare la concessione comunale per quelle attività nelle quali vengono accertate irregolarità lavorative. Una strada simile è inoltre stata perseguita dal comune di Napoli, con un accordo tra il comune e l’ispettorato del lavoro che allo stesso modo sottrae la possibilità di accedere al suolo pubblico per quelle attività nelle quali vengono riscontrate irregolarità. In entrambi i casi, ciò che viene messo in evidenza è come le amministrazioni territoriali, seppur non detengono gli stessi strumenti di regolazione che si trovano in capo alle leve nazionali, dispongono comunque di leve importanti per poter far accompagnare allo sviluppo economico, anche la crescita del benessere dei lavoratori del settore”.

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