Sant’Antognu ti lu fuecu e il falò ai Domenicani

Il rito è legato ai lavori agricoli della potatura dei vigneti, i cui sarmenti secchi venivano raccolti per bruciarli nei falò in onore del Santo

Sant'Antonio Abate

I falò, la benedizione degli animali… ma prima? Prima della bella statua di Ferdinando Cellino esposta nella chiesa dell’Annunziata; prima del quadro custodito in quella chiesa? Prima c’era una cappella dedicata a Sant’Antonio Abate, poco oltre la chiesa dei domenicani all’angolo tra via Marcantonio Catiniano e via Gian Pietro Zullo.

«Il culto di quella cappella fu trasferito nella chiesa della SS. Annunziata, ove la Confraternita di San Leonardo celebra tutt’ora la festa del Santo, allestendo sul sagrato il tradizionale falò, atteso dai fedeli che per devozione raccolgono nei bracieri un po’ di brace, la “croscia”, da portare a casa per devozione», leggiamo sui libri di storia locale, che spiegano bene anche il perché del fuoco, andando anche oltre il fatto che Sant’Antognu ti lu fueco era invocato per la guarigione dall’herpes zoster.

“Il rito è legato ai lavori agricoli della potatura dei vigneti, i cui sarmenti secchi venivano raccolti per bruciarli nei falò in onore del Santo, dai contadini che affidavano alla sua protezione gli animali collaboratori del loro lavoro nei campi”. (sea)

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