Successo di pubblico e di critica a San Vito dei Normanni per la mostra “L’arte contro la la violenza di genere”

In esposizione opere di Daniela Bellanova, Cosimo Di Dio, Franca Gallone, Mino Leo, Fiorella Pagliara, Flaviana Pagliara, Gabriele Sowersivo, Christian Urgese e Arcangela Valente. 

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Nell’ambito della vasta programmazione relativa agli eventi promossi dall’Amministrazione Comunale di San Vito dei Normanni in occasione della “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne” in collaborazione con la Commissione per le Pari Opportunità, Idea Sposa, il Circolo Tennis, l’Associazione Culturale Arcobaleno e il Centro Aperto Polivalente Anziani, che nei locali di Casa Carbotti ha ospitato una collettiva sul tema “Arte, Amore, Donna”.
In esposizione opere di Daniela Bellanova, Cosimo Di Dio, Franca Gallone, Mino Leo, Fiorella Pagliara, Flaviana Pagliara, Gabriele Sowersivo, Christian Urgese e Arcangela Valente.
La figura femminile, dunque, è stata la protagonista di un’ispirazione artistica che si esprime, per l’artista Arcangela Valente, nella sua capacità di rinnovarsi attraverso l’immagine-simbolo del tulipano o, per Franca Gallone, dell’ulivo per la sua forza e le sue millenarie radici. Raffinati riferimenti alla mitologia e alla letteratura ne tracciano, per Emanuele Sowersivo, una storia ancora tutta da scrivere. Linee avvolgenti per i quadri e le sculture di Flaviana Pagliara, che riportano alla mente la circolarità degli
abbracci.
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Le figure femminili di Daniela Bellanova esprimono invece, attraverso il colore, la propria capacità di risorgere, come un’ araba fenice, pur segnate da cicatrici vigliacche che però non ne contaminano la bellezza e la fierezza, mentre Cosimo Di Dio si lascia guidare, nel suo variopinto e personalissimo percorso creativo, dalla frase di Leopold Sedar Senghor “Là dove senti cantare fermati“. Gli uomini malvagi non hanno “canzoni”, rappresentando uomini e donne che suonano, cantano e si abbracciano.
Calata nella contemporaneità la donna rappresentata da Fiorella Pagliara, concreta e dinamica, che svela tutta se stessa nei tratti realistici che la riproducono fedelmente e che rappresentano un doloroso, ma allo stesso tempo coraggioso, percorso verso la consapevolezza.
“È difficile, ha detto Christian Urgese, che con le sue pennellate rappresenta  invece una storia-simbolo di tutte le storie presenti nella recente cronaca, “non pensare a Giulia in
un evento dedicato alla violenza di genere…È difficile anche giudicare, fuori dalle facili retoriche o da schemi semplicistici”.
La suggestiva tela di Mino Leo, dal titolo “Anima nel buio”, ben interpreta questo smarrimento. Una collettiva come questa avrebbe potuto facilmente correre il rischio di limitarsi a diventare un semplice progetto espositivo o, peggio, una “gara” di autoreferenzialità: nei fatti, invece, è stata oltre che rivelatrice di talenti e interessantissime potenzialità, portatrice di un messaggio. E ci sono volte, come in questo caso, in cui il messaggio è più importante della stessa esposizione artistica. Se l’arte esce dai suoi recinti e torna a far parte della realtà, allora può davvero cambiare le cose. E anche fare i conti con il dolore.
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