Vittorio Sgarbi a Mesagne in visita alla mostra “Caravaggio e il suo tempo”

Il sottosegretario al Ministero della Cultura argomenterà sul grande pittore e sui suoi contemporanei, parlando dell’arte del 5/600.

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Appuntamento questa sera (martedì 1° agosto) alle 19,30 con il sottosegretario al Ministero della Cultura Vittorio Sgarbi che, in veste di critico d’arte, visiterà la mostra “Caravaggio e il suo tempo” argomentando sul grande pittore e sui suoi contemporanei, oltre a parlare dell’arte del 5/600.

Perché nelle sale del Castello Normanno Svevo di Mesagne, è possibile osservare ed ammirare un incrocio fra i grandi maestri del 5/600 con 4 opere contemporanee: le tele realizzate dall’artista tarantino Roberto Ferri che Vittorio Sgarbi definisce, nella scheda a lui dedicata sul catalogo dell’esposizione, “un pittore esclamativo”.

A poco più di due settimane dalla sua inaugurazione, la mostra (che resterà aperta al pubblico fino al prossimo 8 dicembre) ha già fatto registrare più di 1000 visitatori.

 

Un vero successo per un percorso capace di attraversare l’arte del periodo che va dalla metà del ‘500 alla metà del ‘600 incrociandosi con quattro opere contemporanee, realizzate per l’appunto dall’artista tarantino Roberto Ferri.

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Numeri che dimostrano il grande desiderio di osservare dal vivo i capolavori di Michelangelo Merisi e degli altri grandi artisti esposti: Ludovico e Annibale Carracci, Artemisia Gentileschi, Peterzano, Manetti, Baglione, Salini, Orazio Lomi Gentileschi e altri ancora.

Quella odierna sarà pertanto una vera e propria lezione di storia dell’arte tenuta da Vittorio Sgarbi, oltre che l’occasione per parlare ancora una volta di un pittore così brillante come Caravaggio, pesudonimo di Michelangelo Merisi, del quale lo stesso Vittorio Sgarbi in un articolo sul “Il Giornale” disse: “Perché Caravaggio è così grande? Perché si stenta a credere che le sue idee siano state concepite quattro secoli fa. Tutto, nei suoi dipinti, dalla luce al taglio della composizione, fa pensare a un’arte che riconosciamo, a un calco di sensibilità ed esperienze che non sono quelle del Seicento ma quelle di ogni secolo in cui sia stato presente e centrale l’uomo; la si può chiamare pittura della realtà, e a questo deve la sua incessante attualità. Davanti a un quadro di Caravaggio è come se fossimo aggrediti dalla realtà, è come se la realtà ci venisse incontro e lui la riproducesse in maniera totalmente mimetica. Stabilendo per ciò stesso un formidabile anticipo, perché si può dire, in senso oggettivo, che Caravaggio sia l’inventore della fotografia”.

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Di recente il sottosegretario al Ministero della Cultura ha poi ha spiegato l’importanza del Merisi per la storia dell’arte.

“I caravaggini”, ha detto, “portano nel mondo il nome del più grande pittore italiano. Un artista che nel secolo scorso ha doppiato Michelangelo, Raffaello e Leonardo per popolarità e potenza di rappresentazione dei sentimenti e delle passioni umane. Lui è il più grande perché è più vicino alla vita e alla verità. È l’unico artista antico, forse con l’eccezione di Leonardo, che determina un fanatismo e una curiosità pari a un contemporaneo come Picasso, Klimt o Banksy. E questo per una semplice ragione. Anche Caravaggio è un contemporaneo perché nasce, o meglio rinasce, nel 1951 dopo tre secoli di damnatio memoriae”.

Il celebre critico d’arte si è lasciato appassionare dalla vita e dal genio di Caravaggio, di cui da diverso tempo tesse lodi e virtù nelle sue pubblicazioni.
Negli anni scorsi ha pure portato in teatro, con la formula della lectio magistralis monografica, uno spettacolo che nella sua essenzialità colpiva e rapiva lo spettatore, ripercorrendone la vita attraverso l’interpretazione delle sue opere.

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Una vita sregolata quella di Caravaggio, fatta di eccessi e contrasti, così come del resto la sua arte.

Un artista considerato moderno non solo per via della sua produzione rivoluzionaria, ma anche per la sua vita tormentata e violenta.

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